Tornando a casa

Sebbene fosse presto avevano deciso di rientrare, il sole si era svegliato poco dopo loro. Gli piaceva camminare con le prime luci dell’alba, arrivare fino giù in paese, aspettare le brioche calde del mattino, i giornali e poi tornare… era sempre un buon motivo per parlare, condividere, a volte stare in silenzio. Giunti all’ultima curva, quella dalla quale era possibile scorgere il tetto di casa, Andrea fece una domanda, si, qualcosa che aveva dentro che lo lasciava perplesso. “Ma allora l’amicizia è come un albero…”, “Si, è così!” ribatte la zia Sofia, “Proprio un albero, con radici che affondano nella terra, con i rami allungati verso il cielo, rami che al tempo opportuno danno frutti meravigliosi!”. Il sole dava un po’ fastidio ai suoi occhi e portando la mano poco sopra le palpebre aggiunse: “Frutti che altri possono mangiare, altri possono nutrirsi di quei doni, lavorati insieme dagli amici, con gioia e varie difficoltà, con sudore e fatica”. Andrea continuava a non capire, qualcosa lo lasciava perplesso: “E i frutti che non vengono raccolti? Cadono a terra e marciscono senza che nessuno possa mangiarli…”. “No, quei frutti non cadono semplicemente a terra” rispose la zia, “non vanno a male… sono soltanto consegnati alla terra, serviranno ancora una volta a sostenere la crescita di quell’albero che cresce con l’aiuto dell’uomo, dell’acqua, della Luce…”

In salita

Passo dopo passo era arrivato su in alto. Non era molta la strada. Era solo difficile da raggiungere la sommità di quella collina. Li lo avrebbe visto.
Avrebbe sentito la Sua Voce. Attendeva il Suo comando.

In fondo da anni la propria famiglia gli era al servizio da secoli. Aveva sempre obbedito e si era distinta tra le altre per questo.

“Comanda che il tuo servo ti ascolta!”.

Il sole brillava alto e si rifletteva sulla fronte madida di sudore.

“Alzati!”, gli intimò prontamente. Poi aggiunse: “Alzati, da oggi in poi, puoi Amare”.

Non credeva a quanto ascoltava. Cercò di guardarlo negli occhi benché avesse il sole contro. Lui era alto, possente, bello. La sua presenza incuteva una certa alterità, un’aria di tutto rispetto.

Ma continuava a non credere. E non riusciva bene a vederlo.

Potere… Non dovere.

Assaporò dolcemente il giorno in cui aveva scoperto di poter essere libero…

Si alzò e scese dal monte. La città alle falde lo stava aspettando.

E per ogni passo che faceva il suo cuore batteva sempre più forte…

Non solo neve…

“Sai di cosa ho davvero bisogno in questi giorni?”.
“No di cosa?”. Non era una domanda tra amici qualsiasi, rivelava la profondità e la Bellezza del loro stare insieme.
“Ho bisogno della tua mano, pronta a sollevarmi dal letto delle mie malattie, una mano tesa, da afferrare per subito alzarsi e prontamente servire”.
“Solo di questo hai bisogno?”. “No”, continuò lei, “ho bisogno di una Parola che salva, da Te gridata, ascoltata da Noi…”.
Fuori stranamente era già buio.
In giro per l’Italia il cielo dispensava solo “malotempo” con neve e freddo. Da casa sua invece l’azzurro aveva ceduto spazio al grigio.
Ma niente neve, non ancora.
“Ho bisogno di stare da sola. Da sola con Te. Lontano da tutti e tutti. O forse in compagnia di una dolce Amicizia, in un incontro da fare e rifare giorno dopo giorno…”.

“Capisco”, rispose così, non aggiungendo altro.
In cuor suo temeva solo il freddo che avrebbe potuto stringere il cuore di lei. Avrebbe voluto dirle che entrambi avevano solo bisogno di gesti concreti, traduzione quotidiana dell’Amore.
Ma non lo fece, in fondo era soltanto il primo giorno di vero freddo…